66 ANNI DOPO

 

Una spedizione dell’Associazione Nazionale Alpini sezione di Lecco dopo 66 anni è tornata sul monte Guri i Topit, situato in Albania nel gruppo montuoso di Valamares, a ricercare un piccolo cimitero di guerra posto proprio in vetta al Guri i Topit a quota 2120 mt.

La spedizione era composta da:
Luca Ripamonti, presidente Alpini sezione di Lecco.
Cristian Mornico, capogruppo Alpini di Bellano
Raffaele Paolini, alpino della Julia in rappresentanza della stessa che in questo momento, tra l’altro, ha anche la bandiera di guerra del V reggimento Alpini.
Paola Nessi, operatore di ripresa
Rosanna Lombardi, figlia di un reduce di Albania.

Sbarcata in Grecia la spedizione si è diretta subito verso la località di Perati vicino al confine greco dove ha trovato i resti del noto ponte e dove ha prestato gli onori ai caduti della Julia.
Poi si è diretta verso Progradec sul lago Ohridsko Ezero, un lago molto grande al confine con la Macedonia. Ad est di questa località si trova il gruppo montuoso di Valmares e quindi il monte Guri i Topit.

Raggiungere il Guri i Topit, nonostante il supporto di una guida locale, non è stato per nulla facile perché le piste che portano a questa montagna sono battute esclusivamente da camion che trasportano legna e sono estremamente difficili da percorrere anche per un fuoristrada.
Ci sono voluti due giorni per preparare quello che si può chiamare, con un termine molto enfatico,
l’assalto finale.
Il 28 giugno 2007, dopo 4 ore di cammino, la spedizione è giunta in cima al Guri i Topit, dove ha trovato in maniera abbastanza chiara il perimetro del cimitero che, come descritto dai libri e in modo particolare dal volume “5°Alpini” di Aldo Rasero, era un cimitero di guerra di 7 metri e 50 per 15 metri e 50 circa e che conteneva, tra le altre salme (una ventina in totale) due medaglie d’oro per meriti di guerra proprio sul Guri i Topit: il corpo del Capitano Adriano Auguardi e il corpo del Tenente Santovito.
E’ stato così disteso il Vessillo della Sezione di Lecco e i due gagliardetti presenti, Lecco centro e Bellano, per rendere gli onori ai caduti. Sul perimetro del cimitero è stata costruita e distesa una piccola croce di sassi sotto la quale è stata posta la bandiera Italiana e un’immagine della Madonna della Pace del santuario di Piona. scelto in quanto posto in posizione centrale rispetto al reclutamento degli alpini del Battaglione Morbegno.
La spedizione ha pregato sulle tombe di questi Alpini ed è stata letta la Preghiera dell’Alpino.
La cima è bellissima, coperta d’erba e con fiori di tutti i colori. Un paesaggio molto simile a quello delle nostre montagne e ricorda moltissimo proprio il luogo (pian delle Betulle) dove è stata costruita la cappella votiva voluta dai chi è riuscito a tornare dai monti dall’Albania.
Lungo la fiancata della montagna sono visibili alcune postazioni di artiglieria e alcune postazioni di mortaio.
Il tempo da quelle parti sembra essersi cristallizzato ed è possibile vedere una vita agreste simile alla nostre di più di 50 anni fa. Si incontrano contadini che pascolano vacche e soprattutto pecore, che abitano la montagna e ne hanno cura.
E’ stata individuata esattamente la strada che da Pogradec porta al punto di partenza. La strada è facilmente percorribile con mezzo fuoristrada.

Presto sarà pronto un filmato sulla spedizione che sarà messo a disposizione di tutti gli alpini d’Italia.

Lecco, 4 luglio 2007

GURI I TOPIT – quota 2120

Questo strano nome mi frulla nella testa da… sempre. Da quando, cioè, fu costruita la Chiesetta votiva del Pian delle Betulle.
Il voto alla Madonna fu fatto dagli Alpini del Btg. Morbegno già in Albania, alle pendici di quel monte, all’indomani di una delle tante battaglie in quota con relative forti perdite di effettivi.
Tra i Reduci di allora, quelli che costruivano la Chiesetta, era ben più viva la tragedia che li aveva visti protagonisti, tra gli altri, sul fronte russo durante quel tremendo ripiegamento.
Essi non parlavano quasi mai di guerra, Albania o Russia che fosse; curioso e impudente, io, chiedevo sempre e mai ricevevo risposte.
Divenuto grandicello aumentò la mia curiosità; lessi tutto ciò che c’era in casa e tutto quanto man mano si scriveva di nuovo. Ancora, però, i Reduci non parlavano; poche frasi fra loro, spesso smozzicate, tronche, incomprensibili; né avrebbero mai più parlato di quelle due guerre, lasciando ai libri scritti da alcuni tra loro ogni testimonianza. Ascoltai commenti su qualche libro, dei quali qualcuno piccato sulla veridicità di quanto raccontato. Commenti che si facevano l’uno con l’altro con poche frasi e con tanti silenzi, quasi che i morti laggiù li ascoltassero e … non si deve profanare il ricordo dei morti, soprattutto degli Alpini di quelle due campagne di guerra.
L’immensità di quella tragedia si rese viva in me proprio ascoltando quei lunghi periodi di silenzio. Rispettai così la consegna del buon tacere e per molti anni non feci domande.
Il tempo opera in modo stupefacente. Da un certo momento in poi, anno dopo anno, chi per vecchiaia, chi per malattia, molti “andarono avanti”; le loro file inesorabilmente si assottigliarono ed ora sono davvero in pochi a ricordare, ma parlano. Ora sono davvero pochi quelli in vita, quasi nessuno di questi sale più al Pian delle Betulle, alla Chiesetta che loro hanno voluto, facendo un voto alla Madonna e costruito, sciogliendo quel voto.
Da loro però ancora silenzio, silenzio, silenzio; qualche scritto, poche parole, alcuni diari spesso postumi.
All’interno della Chiesetta vi sono tre cose importanti. Una, la principale, è l’effigie di una Madonna russa, una piccola icona, bella e preziosa. Vi sono poi due teche contenenti la terra di Warwarovka e di Nikolajevka.
Mancava qualcosa, mancava la terra del luogo dove era stato fatto il voto, la terra di Albania, del Monte Guri i Topit.
Albania: il nome di questo paese suscita oggi quasi solo sorrisetti di compatimento da parte di chi tra noi italiani ha dimenticato di essere stato un popolo di emigranti come ora lo sono gli albanesi a causa della loro estrema povertà.
Albania, Guri i Topit… inizia la ricerca: cartine una sola, buona per le strade principali; non esistono cartine orografiche; le ricerche su internet mute.
Rimangono i libri storici, per noi quelli di Rasero, il Ras per gli amici. Lì sono ben documentati e descritti tutti i movimenti della Tridentina sul fronte greco-albanese e in particolare anche quelli del Btg. Morbegno. Si studia, si confrontano le cartine, le mappe. Scopriamo che proprio sulla cima del Guri i Topit c’è un piccolo cimitero a quota 2120 ove sono sepolti una ventina di Alpini del battaglione, tra i quali due valorosi decorati di Medaglia d’Oro al V.M.: il Cap. Adriano Auguadri e il Ten. Santovito.I Ponti
Decido essere quello il mio obiettivo: salire in cima al Guri i Topit, riconoscere i resti del cimitero, rendere onore a quei caduti e a tutti quelli della campagna contro la Grecia, alla quale, nelle intenzioni del Duce, avremmo dovuto “spezzare le reni”.
Ho deciso di effettuare questa spedizione perché credo che la nostra Associazione debba, oggi, interessarsi anche di quelle penne mozze, di quelle vicende belliche. Adesso l’Albania è un paese libero e non abbiamo alibi per non andarci. Volevo infine aggiungere nella Chiesetta una nuova teca contenente la terra del Guri i Topit.
Fissato l’obiettivo, lo comunico al Consiglio della Sezione, aprendo la spedizione a tutti i Consiglieri. Organizzo l’operazione. Sono con me il Consigliere Sezionale e Capogruppo di Bellano Cristian Mornico; Raffaele Paolini del Gruppo di Majano in Friuli, Julia; Rosanna Lombardi, figlia di un reduce dall’Albania; Paola Nessi, operatrice della RAI, che sta realizzando con me un filmato sugli Alpini di Lecco.
Si parte il 23 giugno e raggiungiamo l’Albani via Grecia. Breve sosta sul Ponte di Perat, posto al Confine greco- albanese, oggi raggiungibile molto facilmente.
A Gorcia incontriamo una guida preventivamente contattata e la prendiamo con noi. La stagione è favorevole, il tempo è buono e caldo.
Il Monte Guri i Topit è posto tra il Fiume Devoli e il Fiume Tomorec; non è facilmente raggiungibile, perché vi sono molte piste che incrociano queste montagne, ma le più non sono percorribili neppure dal nostro Land Rover. Il primo giorno, dopo aver percorso per ore e ore strade battute attraverso valli stupende, lo abbiamo visto da lontano. Il secondo giorno abbiamo tentato con qualche rischio, una pista impossibile. Il terzo giorno siamo ritornati sui nostri passi e ce la siamo fatta a piedi. Tra questi monti e queste valli il tempo sembra cristallizzato. La gente vive di pastorizia, vi è molta povertà ma altrettanta dignità. Il mezzo di trasporto più comune è l’asinello; qualcuno usa anche piccoli cavallini. I camion, alti e vecchi, quattro ruote motrici, vengono usati per il trasporto della legna che viene tagliata a monte. E’ per questo motivo che le piste sono impraticabili dalle comuni jeep: le buche sono enormi, i rischi di franamento a valle continui. Cristian e Raffaele hanno fatto miracoli il 27 giugno per aiutarmi a rientrare da quelle maledette piste. Se questo succede nella bella stagione, posso capire come fosse in quel dannato inverno 1940/41 quando anche i muli affondavano in certi punti fino al sottopancia e qualche volta dovevano essere abbattuti.Vetta
I contadini ci dicono che tra i boschi gira anche l’orso, un piccolo orso bruno tipico della zona; ci parlano anche del lupo, che ruba e uccide le loro pecore; dappertutto dove vi sono case troviamo arnie per le api. Il fieno viene raccolto e posizionato intorno ad un palo come da noi una volta. Donne e uomini, di religione musulmana non integralista, vestono poveramente ma più o meno come noi. Si distinguono i vecchi pastori con il loro bastone e con una giacchetta che è rivestita all’interno da pelo di pecora.
Quel mattino del 28 giugno ero determinato a raggiungere la cima, disposto a dormire in quota pur di arrivare. Ci alziamo tutti di buon’ora e saliamo con la jeep fino ad una quota di circa 1500-1600 metri. E? con noi anche un cacciatore locale che conosce la montagna. Ad una breve fermata, Cristian mi chiama e mi dice di guardare in cielo: in un cielo terso e ventoso volteggia sopra di noi una meravigliosa aquila reale in compagnia di un suo aquilotto. “Buon segno” dico io, “ andiamo avanti”. Lasciamo la Jeep, carichiamo gli zaini, zaino in spalla. La salita è subito irta, dentro un bosco di faggi. In meno di un’ora raggiungiamo la cima di una collina e si apre davanti a noi uno spettacolo mozzafiato: Valamare, Guri i Topit e Tomorec; li avevamo cercati a lungo e adesso sono tutti lì. Il Guri i Topit in particolare lo vediamo così come nella foto del libro di Rasero, in versione estiva; distinguiamo con facilità le quote conquistate, perse e riprese; il luogo dell’osservatorio del Morbegno. Sono emozionato, ma certo di essere sulla strada giusta. Da questo momento in avanti la guida serve più che altro da interprete: sono le nostre montagne, le montagne degli Alpini, dei veci.
Riprendiamo il cammino, ci portiamo alla quota dell’osservatorio che vediamo al di là della valle. Riconosciamo le postazioni dei pezzi di artiglieria, qualche trinceramento logoro dal tempo. Ci fermiamo in silenzio, ci fanno compagnia solo il vento e l’emozione di trovarci tra gli Alpini che sono rimasti qui, chissà dove. Siamo tornati, non ci siamo dimenticati di voi, siamo tornati… Raggiungiamo un piccolo colle che precede di poco la cima, quota 2120. L’erba è quella delle nostre Prealpi, i fiori molto belli e simili, identiche le pietre e le rocce. Saliamo in silenzio. Incontriamo un pastore e parliamo con lui: sì lassù c’è un cimitero. Lo invito a salire con noi; saliamo insieme, in silenzio.
Siamo presto in cima: sono circa le 12,30 del 28 giugno 2007. Eccolo sì il perimetro del cimitero; ancora non ci credo; conto i metri del perimetro: 7,50 per 15,50 come ha scritto Rasero; calcolo la quota, è mt. 2120; calco le coordinate sul mio GPS.
Ci siamo, siamo al Guri iTopit, calpestiamo l’erba sotto la quale riposano i nostri veci, gli Alpini. Non riconosciamo le tombe, il tempo ha fatto il suo lavoro e cancellato ogni segno di tumulazione. Mi guardo intorno e non riesco a far altro che piangere: siamo qui, siamo tornati, non vi abbiamo abbandonati né dimenticati, siamo qui, eccoci di nuovo con voi.
Distendiamo il Vessillo Sezionale e i due gagliardetti dei gruppi di Bellano e di Lecco Centro. Prepariamo una Croce con i sassi perimetrali, sotto la quale distendo la bandiera italiana. Sotto la parte alta della croce depongo un’immagine della Madonna della Pace dell’abbazia di Piona, sul Lago di Como.
Recito con molta emozione la Preghiera dell’Alpino. Rendo gli onori.
Poi, finalmente, mi siedo un po’ lì con loro, in silenzio. C’è solo il vento a farmi compagnia, il vento che ha battuto quelle quote solitarie per sessantasei anni prima che un altro alpino salisse quassù a fare compagnia ai suoi Veci. Fischia, il vento, porta la vita.

Non vi abbiamo mai lasciati soli, abbiamo costruito una Chiesa là sulle Prealpi lombarde a vostro ricordo. Non potevamo venire prima, non era possibile, il mondo era diverso.
Loro lo sanno, sanno tutto, il vento ha parlato, ha detto, raccontato…
Addio, anzi arrivederci al Pian delle Betulle nella vostra Chiesetta. Mai più sarete soli in compagnia del vento

Luca Ripamonti

 
 
 
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