(Stralcio dell’articolo di Ornella Gnecchi apparso su “La Provincia di Lecco”)
Sono le 6.30 di martedì 7 aprile, i volontari del Nucleo di rotezione Civile “Alessandro Merlini” dell'Ana Lecco, sono già nella sede del logistico, a Sala al Barro. Soltanto poche ore prima hanno ricevuto l'ordine di Partire per l'Aquila. La loro missione: montare con le altre sezioni lombarde 250 tende per gli sfollati. Non è la prima esperienza che faccio con loro, ma ogni volta mi sorprende l'efficienza, il coordinamento e l'organizzazione veloce di cui sono dotati. Saremo in ventuno, con cinque mezzi, carichi di tutto il materiale necessario per essere autosufficienti: tende, brande, sacco a pelo individuale, fornelletto da campo, pentole, cibarie, piccolo generatore, pile frontalini, cavi elettrici, ciabatte.... e soprattutto attrezzi per il montaggio delle tende.
La squadra in partenza è così costituita: Pietro Dell'Era, coordinatore del nucleo “Merlini”, Antonio Sangalli, responsabile dell'operazione, Roberto Castagna, Sergio Copes, logistico e magazzino, Gianpaolo Aldeghi, questo finirà all'ospedale di Rimini per la prostata; Virgilio Vanalli, Enrico Romanetti, mio autista, Cristian Mornico, Angelo Fredrighi, Guerino Pomoni, Ferdinando Fazzini, Alberto Gavazzi, Silvano Ghislanzoni, Natale Vitali, Ivan Piazza, Mario Fagioli, Luciano Pesatori e Giovanni d'Amore sommozzatori, Giulio Conti, cucina, Bernardo Paroli. I mezzi: Land Rover, Isuzu, Bremach della regione e Wolswaghen passo lungo.
Finalmente si parte, anche se siamo smaniosi di far presto, sappiamo di non poter viaggiare oltre i 100 chilometri orari. Eccoci a Paganica, capannelli di gente, imbacuccata nelle coperte ci fanno immediatamente comprendere di essere arrivata nella zona colpita dal sisma della notte fra domenica 5 e lunedì 6. Al campo di Coppito, zona il Globo, arriveremo soltanto alla 1.30. Entrare all'Aquila è pressoché impossibile, ad ogni momento crollano muri, case per le continue scosse.
Noi siamo a Porta Napoli, ci stiamo riposando in attesa del mezzo con i nostri responsabili e il capoluogo abruzzese ci dà il benvenuto con una scossa fortissima che provoca la caduta di un edificio e di parte dell'arco della Porta. Siamo nel pieno della nostra esperienza. Alle 23 arriviamo alla nostra meta, la Scuola Sottufficiali della Guardia di Finanza, a Coppito. La piazza d'armi è enorme, ci sono due elicotteri d'epoca, le caserme e ci attende finalmente un piatto caldo.
Ammiriamo l’opera senza posa dei Vigili del Fuoco. Abbiamo solo il tempo di montare le brande al lume dei frontalini e di andare a letto quando, un urlo della montagna e una scossa tremenda ci fa sobbalzare. La bestia si è rifatta sentire. Più tardi sapremo che la magnitudo è la stessa di quella del 6, ma di minor durata. Viviamo con la gente il loro stesso sconforto, la paura... Lo spazio è enorme. È lo stesso che accoglierà venerdì santo le numerose bare per le esequie collettive e che strapperà a tutti noi lacrime spontanee di commozione e di dolore.
Alle 6, dopo altre scosse, ci convinciamo che è meglio alzarci: fa troppo freddo, nonostante il sacco a pelo e la coperta di lana: siamo sotto zero. Ci sono circa una ventina di tende, già montate. Le altre dovremo alzarle noi con gli altri alpini della Lombardia. Alle 9.30, finalmente, l'enorme piazzale del Globo diventa un cantiere. I mezzi delle Poste Italiane scaricano le casse con le tende, il muletto le trasporta sul luogo del montaggio, i volontari le aprono, le svuotano e le montano.
Le temperature si alzano molto, durante il giorno, per cui il freddo viene sostituito dal sudore e dalla sete. I nostri volontari ancora una volta vengono elogiati per la precisione, la professionalità e la velocità del lavoro. Franco, braccio destro di Guido Bertolaso, riconosce: “Su 180 volontari dell'Ana, siete gli unici a essere muniti delle tende e a essere completamente autonomi”.
Alcune famiglie girano con lo sguardo vuoto fra le tende già montate, ognuna con la propria “via crucis”, con le proprie angosce, ma nei volti tanta dignità. Sono vivi, è questo che conta. Rincuoriamo tutti coloro che incontro, ma sappiamo per esperienza che dovranno trascorrere mesi, se non addirittura anni, prima che possano davvero riprendere la loro vita di sempre. E non sarà più la stessa, comunque.
Ornella Gnecchi