Bandiera

 

150° dell'Unità d'Italia (1861 – 2011)


Lettera agli alpini del Presidente della Sezione ANA di Lecco Luca Ripamonti

Siamo al 15 gennaio 2011, anno del 150° dell'Unità d'Italia.


Nessuno parla di questo evento, ovvero ci limitiamo a sentirlo dalle istituzioni e quindi dai media come notizia. La gente pare non sentire, gli alpini sembrano assenti, nella nostra città, o molto lontani dal pensare a questa ricorrenza.

Certo la crisi economica che stiamo vivendo è davvero lunga e fatica a risolversi; è anche vero che come italiani siamo innamorati più del gossip, del grande fratello, delle escort che concentrati a cercare di risolvere i nostri problemi politici, economici e giudiziari; è ancora più vero che vige da sempre la cultura del fai da te e che guelfi e ghibellini nonché campanili e campaniletti non sono mai scomparsi, ma....

A dispetto di una parte di opinione pubblica che vuole credere non tanto nel federalismo in quanto tale, quanto nel tornaconto che dal federalismo stesso potrebbe avere in termini di maggior beneficio economico, l'Italia è un unico paese, nel quale i cittadini condividono comuni valori, fatti di storia, di regole, di cultura, di battaglie civili e militari condivise; e sarà un unico paese anche dopo il tanto proclamato federalismo, il cui concetto di base, ovvero l'autonomia locale, è ben chiaramente previsto nella nostra carta costituzionale.

In un contesto sociale così variegato come il nostro le diversità hanno costituito un peso, specialmente quando tira aria di crisi; in Italia si parla ancora di nord e di sud, ma forse è il caso di guardare oltre il nostro naso, anche solo oltre le Alpi. Il mondo è cambiato. Persino la dimensione Europa è cambiata; ormai una crisi come quella che si sta vivendo in Grecia ha tanto peso quanto un problema della nostra città. Anche l'Europa è piccola: nei paesi del nord Africa pare iniziare una vicenda che potrebbe segnare un passo decisivo per la nascita della democrazia, per esempio. Il mondo sembra essere diventato improvvisamente molto piccolo, noi tutti ci muoviamo per il mondo senza particolari difficoltà e da molti anni.

Noi italiani siamo sempre stati capaci di adattarci a tanti padroni, è la nostra storia a dircelo: dopo i Romani l'Italia è rinata solo 150 anni fa, per quasi 1800 anni siamo stati sotto padrone. La recente storia d'Italia ha avuto momenti buoni e meno buoni, a volte brutti. Mai come adesso, però, siamo regrediti, in nome della libertà, nel «ciascuno fa quello che vuole, tanto.......»: da piccoli ci hanno insegnato il senso del dovere, adesso ne abbiamo disprezzo.

Per non cadere in una facile retorica, vorrei ricordare a me stesso e a voi le circostanze di vita a causa delle quali ci ritroviamo in questa associazione. A 18-20 siamo andati tutti a naja, tutti dalla Sicilia al Friuli, in un servizio reso all'Italia; un tipo di servizio, quello della leva militare che forse sarà oggi obsoleto, ma ha certamente ridato al paese cittadini consapevoli di essere parte di una Patria comune.

Mi chiedo e vi chiedo se questa consapevolezza della quale eravamo ben consci ai tempi della naja e quando ci siamo iscritti in questa associazione, che fa della solidarietà un valore effettivo e constatabile, sia ancora tale oggi. Non sappiamo più pensare al nostro 150° anniversario se non in termini di evento buono per i burocrati o per i retori? A che cosa pensiamo allora? a costruire e tenere aperte sedi o baite buone solo per far feste e cassa? E' vero la cassa ci serve a fare della beneficenza, ma non sempre fare beneficenza equivale a fare del bene. O pensiamo a fare sfilate nei nostri paesi alle quali non partecipa più nessuno? Dov'è andata a finire quella forza che ci spingeva a stare tutti uniti intorno a un progetto comune, giovani e vecchi. Oggi è amaro constatare che molti fanno per sè anche nella nostra sezione, in questo gruppo e prima viene il sè poi il resto.

Il consiglio sezionale si sta impegnando in due iniziative importanti: il riordino di una parte della cosiddetta Linea Cadorna e il rifacimento del tetto della Chiesetta votiva del Pian delle Betulle. Quale alpino semplice mi auguro che ci si possa ritrovare tutti impegnati e tesi al raggiungimento di questi obiettivi, con entusiasmo e gioia, con la serenità di quelli che sanno stare bene insieme senza troppa enfasi. Come presidente di questa sezione mi auguro di poter dare all'Italia un piccolo pezzettino della sua storia e agli alpini una chiesetta rinnovata; anch'essa rappresenta una piccola parte della nostra storia. Questi due traguardi rappresenterebbero il modo più concreto e certo non retorico per celebrare il nostro 150° dell'Unità, per ricordare i  veci e rinvigorire le tradizioni, ma sarebbero anche il modo per gridare che mai come oggi dobbiamo continuare a perseguire nei fatti e con i fatti una strada comune tracciata molto tempo fa .E come sarebbe bello e importante che capissimo che la diversità è un valore che ci unisce al mondo ... ma forse chiedo troppo. (Luca Ripamonti).

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