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MEDAGLIE IMI 2012

Venerdì prossimo, 27 gennaio, giorno della Memoria, in sala Ticozzi ci sarà un evento molto particolare. Alle 10, alla presenza di numerose personalità politiche, il Prefetto di Lecco procederà alla consegna delle medaglie in ricordo degli <Schiavi di Hitler>. Si tratta di Armando Maroni, noto come «Nopi», nato nel 1915 a Primaluna, arruolato nel genio ferrovieri. Ancora vivente e lucidissimo, nonostante i suoi 97 anni, sarà accompagnato dalla figlia Francesca. <<Era stato invitato a Roma, per ricevere il riconoscimento dalle mani del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano – spiega la figlia – ma papà ha detto che avrebbe preferito essere invitato allo Stelvio>>. Purtroppo, in questo caso, né ufficiali né soldati semplici hanno potuto godere dell'assistenza della Croce Rossa o della convenzione di Ginevra. Gli altri personaggi che verranno ricordati venerdì, tutti Alpini, erano appena tornati dall'atroce ritirata di Russia. La medaglia verrà ritirata dai parenti, essendo tutti andati avanti. Sono: Giacomo Nasatti di Valmadrera, nato nel 1916, sergente del Btg Morbegno, Domenico Arrigoni, nato a Barzio nel 1922, del Btg Morbegno, Giovan Battista Contessi, nato a Garlate nel 1915, Btg Morbegno.

Maroni

La decisione di onorare con una medaglia d'onore gli Internati nei Lager nazisti – Internati Militari Italiani (Imi) è stata presa da Romano Prodi con legge 27 dicembre 2006, n° 296, art. 1 commi 1271-1276: “La Repubblica Italiana riconosce a titolo di risarcimento soprattutto morale il sacrificio dei propri cittadini deportati e internati nei lager nazisti nell'ultimo conflitto mondiale”. Giovannino Guareschi, uno dei 716.000 italiani deportato in Germania, affermava: <<Non abbiamo vissuto come i bruti. Non ci siamo richiusi nel nostro egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata nostalgia delle nostre mamme e dei nostri figli, il cupo dolore per l'infelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo mai dimenticato di essere uomini civili, con un passato e un avvenire>>. E quello che hanno passato coloro che sono riusciti a uscirne vivi, è irripetibile. Non avevano più nome. Erano solo un numero. Non avevano più personalità. Gliel'avevano annientata.

Ornella Gnecchi


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